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Agaricus pseudoaurianticus Buillard; Ovolo malefico; Segnabrise
Provenienza: ubiquitario; cresce in autunno nei boschi di conifere e
di latifoglie Principio attivo: muscimolo, acido ibotenico, muscazone. Muscarina in minima quantità Uso storico: sembra che alcune popolazioni artiche e della Siberia Occidentale (popolo Khanty, Chukchi, Koryak ed altri),
abbiano tradizionalmente fatto uso di Amanita muscaria sia in ambito religioso che per migliorare le prestazioni psicofisiche degli individui. Sembra che i guerrieri vichinghi consumassero il fungo prima delle battaglie per ottenere uno stato di “frenesia” dovuto al muscimolo. Alcuni popoli artici hanno riservato l’uso del fungo ad individui che avessero
particolari legami con la religione, altri popoli invece non ne hanno confinato l’uso a particolari classi sociali. L’Amanita muscaria è stata utilizzata in ambito magico-religioso per avere contatti con il regno dei morti, per comunicare con gli spiriti, per curare malattie, per interpretare i sogni, vedere nel passato, prevedere il futuro, visitare nuovi
mondi. Secondo alcuni studiosi risulta addirittura che, in alcune popolazioni, il fungo sia stato considerato alla stregua di un essere soprannaturale. L’uso di Amanita muscaria per migliorare le performance psicofisiche è stato riservato ai momenti di duro lavoro o ai momenti di intenso esercizio fisico (durante la caccia, la corsa etc.). Il fungo è stato
anche utilizzato in particolari situazioni di vita sociale e di gruppo all’interno delle diverse comunità. In questi contesti sono state ricercate la sensazione di felicità, allegria, prontezza di spirito, stato euforico, le piacevoli allucinazioni visive e uditive che derivano dall’assunzione del fungo. L’Amanita muscaria viene consumata cruda, cotta,
essiccata o sottoforma di estratto o decotto. Uso attuale: alcune popolazioni artiche continuano ad utilizzare ancora oggi il fungo nei loro cerimoniali. Al di là però del consumo “tradizionale” o “storico” del fungo, oggi molti individui culturalmente lontani da queste popolazioni, consumano
l’Amanita muscaria alla ricerca delle allucinazioni (euforia, effetti psichedelici) prodotte dall’ingestione del corpo fruttifero del fungo stesso. Il fungo secco viene infatti venduto attraverso siti web e smart shops, che promettono effetti di allucinazioni visuali ed auditive. Legislazione:
in Italia nè l’acido ibotenico, nè il muscimolo ed il muscazone nè l’intero fungo o parti di esso sono inseriti nella tabella I di cui all’art.14 del DPR n. 309/90. In molti paesi europei (Svezia, Norvegia, Olanda, Finlandia, Danimarca, Inghilterra) l’Amanita muscaria può essere legalmente comprata, venduta e posseduta. In Canada il fungo non risulta
sottoposto a controllo. Negli Stati Uniti, in particolare nello stato della Louisiana, l’utilizzo della Amanita muscaria non è legale se riferito all’uomo, mentre la legge permette il possesso e la coltivazione per scopi rigorosamente estetici, paesaggistici e decorativi. Proprietà
farmaco-tossicologiche: l’Amanita muscaria viene utilizzata a scopo voluttuario per le sue proprietà allucinogene. Il fungo viene solitamente mangiato fresco o dopo parziale essiccamento. Entro 30 minuti - 1 ora dall’ingestione della droga si manifesta uno stato di eccitazione simile a quello indotto da dosi eccessive di alcool, cui seguono
sonnolenza, contrazioni muscolari, bradicardia, delirio e perdita di coscienza. Le allucinazioni prodotte dal fungo sono sia di tipo uditivo che visivo. Responsabili degli effetti psicotropi dell’Amanita muscaria sono l’acido ibotenico e il muscimolo.In particolare è stato osservato che l’acido ibotenico, strutturalmente correlato all’acido glutammico,
causa eccitazione, mentre il muscimolo essendo più simile al GABA, esercita un effetto depressivo. L’effetto allucinogeno del muscimolo è circa 5 volte superiore rispetto a quello dell’acido ibotenico. Tossicità: si ritiene che la dose tossica di muscimolo corrisponda a 6 mg, mentre
quella di acido ibotenico a 30-60 mg. Effetti avversi: l’Amanita muscaria, può indurre un avvelenamento definito “sindrome micoatropinica” caratterizzata da sintomi simili a quelli indotti da piante atropiniche quali Atropa belladonna, Datura stramonium e Hyosciamus niger. Le prime
manifestazioni dell’avvelenamento comprendono vertigini, difficoltà nel mantenere l’equilibrio e nel coordinare i movimenti e sonnolenza. Segue una fase di eccitamento psicomotorio accompagnato da euforia e ansia. In questa fase si manifestano anche le allucinazioni. Le fasi di eccitazione e di sonnolenza possono alternarsi più volte. Si ha inoltre
secchezza cutanea e delle mucose, tachicardia, riduzione della motilità intestinale, ipertermia, spasmo dello sfintere vescicale, arrossamento del volto e midriasi. Spesso possono comparire anche disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito e diarrea. Negli avvelenamenti gravi possono manifestarsi tremori o convulsioni tonico-cloniche con perdita della
coscienza, perdita dei riflessi e coma. L’exitus, raro alle dosi allucinogene, può avvenire in seguito all’ingestione di oltre 10 funghi. Sporadicamente possono verificarsi sudorazione e ipersalivazione. Infine si può manifestare amnesia retrograda. Il trattamento della sindrome è
sintomatico e prevede l’induzione del vomito, allo scopo di allontanare le dal tratto gastrointestinale prima che vengano assorbite, la lavanda gastrica e la somministrazione di carbone. Eventualmente possono essere utilizzate benzodiazepine e/o atropina per contrastare, rispettivamente, lo stato di agitazione e il delirio.
Le intossicazioni nell’adulto sono raramente di grave entità, tuttavia può accadere che in preda allo stato di maniacale l’assuntore possa nuocere a se stesso o agli altri. Nei bambini, complesse manifestazioni di tipo neurologico convulsioni e coma, possono perdurare fino a 12 ore dopo l’ingestione del fungo. Generalmente non è necessario terapia, a
parte alcuni casi nei quali si richiede terapia anticonvulsivante ed assistenza respiratoria. Interazioni: non sono riportate possibili interazioni farmacologiche.
Bibliografia:
- Smart Drugs ISS-Dipartimento del farmaco
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