|
|
|
artemisia maggiore, artemisia romana, alvina, bon maistro, cinz dragon, erba branca, medeghetto, megu, scienzio
Provenienza:
Europa (cresce spontanea particolarmente in Italia). Principio attivo: α- e β-tujone, absintina. Il tujone è un principio attivo contenuto anche nella Salvia Officinalis. I principi attivi sopra menzionati si trovano soprattutto nelle foglie, negli steli e nelle sommità fiorite della pianta. Uso storico:
le proprietà officinali dell’Artemisia absinthium erano conosciute ed utilizzate fino dall’antichità: sembra infatti che la pianta venga addirittura citata in un papiro egiziano del 1600 a.C. Plinio e Plutarco, dal canto loro, nel 150 a.C. riferiscono come l’assenzio venisse utilizzato in qualità di insetticida per i campi. Tuttavia le foglie ed i fiori
dell’Artemisia absinthium sono soprattutto conosciuti in qualità di ingredienti utilizzati per la preparazione di un liquore particolare, conosciuto, appunto, con il nome di assenzio. Uso attuale: il liquore è conosciuto in Europa con nomi diversi: in Francia, sua patria naturale, è conosciuto
con il nome di absinthe, in Inghilterra con il nome di wormwood, in Germania con il nome di wermuth, in Italia con il nome di assenzio, appunto. Il vermut prodotto in Piemonte deve il suo nome proprio all’assenzio (dal tedesco Wermuth) che viene usato nella sua preparazione, e che conferisce al vino un particolare aroma ed uno speciale sapore amaro. Legislazione:
in Italia, la monarchia vietò l'assenzio dopo un referendum nel 1931, ma il decreto legislativo del 25 gennaio 1992 N. 107, a dispetto di un articolo di legge mai abrogato, sembra consentire la vendita dell'assenzio in Italia (in e-commerce), per soddisfare la libera circolazione delle merci in ambito dell’Unione Europea. A livello europeo, l’Allegato II
della Direttiva 88/388/CEE sugli aromatizzanti fissa a 0,5 mg/Kg il massimo livello consentito di tujone (α e β) nelle derrate alimentari e nelle bevande cui sono stati aggiunti aromatizzanti o ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti. Proprietà
farmaco-tossicologiche: dall’assenzio si estrae un olio essenziale contenente lattoni sesquiterpenici quali absintina, anabsintina, artabsina, anabsina e anabsinina ai quali si possono ascrivere le proprietà farmacologiche della pianta. La tossicità dell’assenzio è invece da attribuire al monoterpene tujone e ai suoi metaboliti. Nella medicina
popolare l’assenzio è stato utilizzato nella cura dei sintomi dispeptici, oltre che come eupeptico (sostanza di intenso sapore amaro che favorisce la digestione) e carminativo (sostanza che favorisce l'eliminazione di gas dallo stomaco e dall’intestino). L’assenzio possiede anche proprietà antimicrobiche. In un recente studio è stata osservata la capacità
dell’olio essenziale di inibire la crescita di Candida albicans e Saccharomyces cerevisiae. L’assenzio esercita inoltre un effetto protettivo nei confronti di insulti tossici a carico del fegato. Tossicità: nonostante presente in quantità minori rispetto al β-tujone, il principale responsabile
degli effetti psicoattivi e tossici dell’assenzio è considerato l’α-tujone. La neurotossicità dell’α-tujone è stata associata alla sua capacità di bloccare a livello cerebrale i recettori dell’acido γ-aminobutirrico (GABA). L’α-tujone è circa 2-3 volte più attivo e quindi più tossico del β-tujone. La riduzione dell’attività gabaergica prodotta dall’α-tujone
contenuto nell’assenzio sembra favorire l’insorgenza di scariche elettriche neuronali anomale responsabili di manifestazioni cliniche di tipo comiziale. È stato ipotizzato che l’attività pro-convulsivante dell’α-tujone possa essere correlata anche ad una riduzione della risposta del recettore 5-HT3 per la serotonina.
Il tujone, inoltre, in virtù della somiglianza strutturale col delta-9-tetraidrocannabinolo, principio attivo psicotropo della cannabis, possiede una lieve affinità per i recettori dei cannabinoidi senza tuttavia indurre effetti cannabis-mimetici.
La comparsa di effetti tossici è concentrazione-dipendente. L’Unione Europea nel 2002 ha redatto un documento circa la sicurezza nell’utilizzo di bevande alcoliche o alimenti contenenti aromatizzanti a base di tujone. In questo contesto si è stabilito che il consumo di 1 litro di una bevanda alcolica (25 % di alcol) contenente 5 mg/l di tujone
determina in un adulto di 60 Kg di peso l’assunzione di una dose di tujone pari a 4,8 mg (0,08 mg/kg). Questi valori sono 100 volte inferiori a quelli stabiliti negli studi di NOEL (No Obseved Effect Level) sul ratto (NOEL per le convulsioni nel ratto maschio: 12 mg/Kg). Effetti avversi: i
sintomi associati ad intossicazione acuta sono rappresentati da convulsioni (da scariche neuronali corticali), ipotensione da vasodilatazione generalizzata, diminuzione del ritmo cardiaco ed difficoltà respiratorie. In passato (XIX e del XX secolo), l’abuso cronico di absinthe (il liquore a base di assenzio) è stato accusato di essere il principale
responsabile dell’insorgenza di una sindrome definita col nome di “absintismo”, caratterizzata da una iniziale sensazione di benessere cui facevano seguito allucinazioni ed un profondo stato depressivo. All’uso prolungato di assenzio veniva inoltre ascritta l’insorgenza di convulsioni, cecità, allucinazioni e deterioramento mentale. Caratteristico è il
caso di Vincent van Gogh che negli ultimi anni della sua vita ha sperimentato allucinazioni, che sono state attribuite alla psicosi da cui era affetto. In realtà è stato verificato che l’artista era un forte bevitore di absinthe ed aveva probabilmente sviluppato la sindrome dell’absintismo, presumibilmente responsabile dei comportamenti anomali assunti
dall’artista.
Tuttavia, studi recenti indicano che il reale contenuto di tujone nel liquore preparato secondo la ricetta originale non è sufficiente a provocare gli effetti tossici che si manifestano in seguito ad assunzione cronica. Gli autori di queste ricerche suggeriscono che gli “effetti non desiderati” osservati all’epoca potrebbero essere in realtà derivati
dall’abuso cronico di alcol contenuto nel liquore, dalla miscela di alcune erbe tossiche (Acorus calamus, Tanacetum vulgare) che venivano utilizzate come adulteranti del liquore, o ancora, all’uso di adulteranti quali zinco o cloruro di antimonio. È stato riportato un caso clinico riferito ad un paziente ospedalizzato a causa di episodi convulsivi
associati a rabdomiolisi, insufficienza renale e scompenso cardiaco congestizio in seguito all’assunzione erronea di 10 ml di olio essenziale di assenzio. La sintomatologia è regredita insieme ad una normalizzazione dei parametri di laboratorio dopo 17 giorni di degenza. Interazioni: negli
animali da laboratorio, gli estratti di assenzio sono in grado di esercitare un effetto inibitorio sugli enzimi microsomiali
epatici e possono prolungare il sonno indotto dal pentobarbital e incrementare la tossicità della stricnina.
Poiché il tujone contenuto nell’assenzio può ridurre l’efficacia clinica del fenobarbital, con un meccanismo non ancora chiarito, l’associazione con tale farmaco sarebbe da evitare.
Bibliografia:
- Smart Drugs ISS-Dipartimento del farmaco
|