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L'alimentazione del neonato: latte materno o latte artificiale?

Nei primi mesi di vita, l'alimentazione del bambino riveste enorme importanza in quanto l'accrescimento risulta molto rapido e si ha il completamento dello sviluppo cerebrale.I medici concorrono nell'affermare che

il latte materno è il miglior alimento per un neonato,

perché contiene tutte le sostanze nutritive essenziali in proporzioni ideali e nella forma più assimilabile per il bambino. Nei bambini allattati al seno si verificano un numero inferiore di allergie e di gastroenteriti rispetto ai bambini nutriti con latte artificiale. Il latte materno può essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio sistema biologico in continua evoluzione. La sua composizione varia da donna a donna e si modifica in una stessa madre con l'età. Ha inoltre la prerogativa di modificare i suoi "ingredienti" non solo man mano che il neonato cresce, ma anche nell'ambito di una stessa giornata (ad esempio al mattino è più ricco di grassi) o addirittura di una stessa poppata dove ci sono variazioni nel contenuto lipidico in risposta ad una diversa suzione da parte del lattante. La variabile composizione del latte materno risponde alle esigenza nutrizionali del lattante e gli consente di assumere tutti quei fattori di difesa che garantiscono la resistenza contro le infezioni. Inoltre in tale alimento sono presenti ormoni ed enzimi che hanno il compito di facilitare l'assorbimento delle varie sostanza nutritive assunte, oltre che promuovere la maturazione dell'apparato digerente del piccolo.

Considerando la crescita del lattante si possono individuare tre tipi di latte materno: nei primi giorni di vita la ghiandola mammaria secerne un liquido, il colostro, ricco di proteine, sali minerali, ed elementi rivolti al potenziamento delle difese immunitarie del lattante; nei giorni successivi si passa al "latte di transizione " che è meno ricco di proteine ma con più lipidi e carboidrati; infine si passa al latte maturo.

Non esistono quasi mai cause mediche che impediscono ad una donna di allattare, ma molte madri sono riluttanti a farlo o si lasciano scoraggiare dalle difficoltà che insorgono nella prima settimana. Tuttavia l'esperienza dell'allattamento superata la prima settimana di difficoltà è positiva sia per la madre che per il bambino: dal punto di vista psicologico rappresenta il prolungamento della stessa relazione tra madre e figlio già esistente in gravidanza.

Se non è praticabile l'allattamento al seno il pediatra consiglia un'alternativa in base alle caratteristiche ed alle esigenze del neonato.

 I "latti formulati" sono prodotti che hanno raggiunto un notevole livello per quanto riguarda sia la composizione sia la qualità delle materia prime e i processi produttivi.

 Si tratta di latti adattati, cioè di provenienza vaccina resi simili per composizione a quello materno. La formula ha un contenuto proteico ridotto rispetto al latte vaccino e parte della caseina è stata sostituita con sieroproteine, sono arricchiti di carboidrati e i grassi del latte sono sostituiti con grassi di origine vegetale così da assicurare un maggior apporto di acidi grassi insaturi che hanno un ruolo molto importante per il completamento dello sviluppo del sistema nervoso centrale e dell' acuità dello sviluppo visivo del lattante. I latti artificiali presentano un contenuto minore in potassio, sodio, cloro, perché nel neonato la capacità di filtrazione renale non è giunta a completa maturazione. Anche il contenuto  di calcio e fosforo è modificato e portato a valori simili a quelli del latte materno. Gli svantaggi di questi latti artificiali sono rappresentati dal fatto che queste formulazioni non apportano tutte quelle sostanze necessarie deputate alla difesa immunitaria. Per esempio è assente la lattoferrina Lega il ferro inibendo batteri e funghisostituita nelle formula dalla beta-lattoglobulina che però sembra essere la principale responsabile dell'insorgenza di fenomeni allergici. Oltrepassato il quarto mese di vita le formule per lattanti vengono sostituite con i latti di proseguimento. Tali formulazioni sono destinate al bambino quando ormai ha raggiunto una certa maturazione digestiva e presenta esigenze nutrizionali differenti. L'uso di questi alimenti è opportuno in quanto è stato dimostrato che l'esclusivo allattamento al seno dopo il sesto mese di vita può esporre il bambino a carenza di ferro che, in questa fase della crescita, può rallentare lo sviluppo psicomotorio e le funzioni cognitive del piccolo.

Nel variegato mondo del latte in formula, la scelta di un prodotto specifico deve tener conto di alcune considerazioni. Se da un lato tutti i latti in commercio devono soddisfare alcuni requisiti di base, anche all'interno della stessa categoria, esistono importanti differenze tra le varie formulazioni reperibili in commercio, soprattutto per quanto riguarda la presenza o la concentrazione di nutrienti quali nucleotidi, ferro, acidi grassi essenziali. La tendenza dell'industria dei dietetici per l'infanzia, inoltre, è attualmente orientata all'elaborazione di formule in grado non solo di soddisfare i fabbisogni nutrizionali, ma anche di "risolvere", o quanto meno attenuare o prevenire disturbi come rigurgito, intolleranze allergiche, coliche e diarrea.

I latti biologici per l'infanzia sono stati introdotti sul mercato solo da un anno. Il loro valore aggiunto rispetto a quelli convenzionali, peraltro ineccepibili circa la sicurezza degli ingredienti, risiede nel rispetto di standard qualitativi superiori, disciplinati da normative più rigorose e garantiti certificazione.

In commercio si trovano a disposizione  per una stessa formula di latte la formulazione liquida o quella in polvere. A livello nutrizionale sono del tutto identiche e la scelta dell'una o dell'altra è condizionata esclusivamente da aspetti pratici: il latte in polvere è meno costoso ed offre il vantaggio di esser preparato nella quantità desiderata, con un minore spreco in caso di somministrazione di piccole quantità; la confezione è inoltre più leggera da trasportare. In compenso, rispetto alla forma liquida, comporta eventuali rischi di errore nella preparazione, soprattutto nel caso di mamme inesperte, richiede l'utilizzo di acqua adeguata e impone regole igieniche che non è sempre facile da rispettare (per esempio in luoghi pubblici). Il latte in bottiglia è invece già pronto all'uso, ma comporta un maggior ingombro, è più caro e faticoso da trasportare e deve essere conservato rigorosamente al riparo dalla luce. E' più indicato quando si prevede un pasto occasionale fuori casa o quando la quantità delle poppate è tale da minimizzare i residui e, quindi gli eventuali sprechi in caso di mancato consumo entro i tempi previsti (al massimo entro 48 ore e conservato in frigo). L'aggiunta di saccarosio al latte non è consigliabile per evitare che il lattante si abitui al sapore dolce oltre che per la possibile successiva insorgenza di carie.

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