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Asma: monitorare la terapia
 

PEF e misuratore di picco di flusso per valutare la funzionalità respiratoria.

L'asma  è una patologia che colpisce ben più di 3 milioni di persone in Italia e si può definire la malattia cronica più comune in età pediatrica. Le vie aeree, che reagiscono a diversi agenti esterni, cercano di rimuovere le sostanze sensibilizzanti chiudendo la strada utilizzata dall'ossigeno per arrivare al sangue. Oltre a bloccare l'ingresso all'aria, questa reazione dell'organismo può alterare le vie respiratorie.

Il primo passo per definire una strategia terapeutica  individuale consiste nel valutare la gravità della malattia. A questo scopo è utile misurare la funzionalità polmonare per stabilire le condizioni basali e monitorare il flusso respiratorio per valutare l'entità della broncocostrizione.

La misura della portata espiratoria massima (PEF) è raccomandata per tutti i pazienti che soffrono di asma media o grave dall'età di 5 anni. L'utilità del PEF è indispensabile per una diagnosi dell'asma e la determinazione della gravità, per l'autocontrollo di routine ed il conseguente adattamento posologico dopo indicazioni del medico. Per un autocontrollo domiciliare si consiglia di eseguire le misure regolarmente due volte al giorno, la mattina al risveglio e alla sera; effettuare inoltre le misure in occasione di crisi d'asma notturna (e ugualmente prima e dopo le inalazioni, se necessario).

Classificazione della gravità dell'asma in base alle caratteristiche cliniche prima del trattamento

 

  Sintomi PEF
Asma lieve intermittente
  • sintomi <2volte/settimana
  • assenza di sintomi con PEF normale negli intervalli fra le riacutizzazioni
  • riacutizzazioni di breve durata (da poche ore a pochi giorni) con intensità variabile
  • risvegli notturni <2volte/mese

PEF>80% del teorico con una variabilità del 20%

Asma lieve persistente
  • sintomi <2volte/settimana ma <1volta/die
  • le riacutizzazioni incidono sulle attività del paziente
  • risvegli notturni >2volte/mese

PEF>80% del teorico con una variabilità del 20-30%

Asma moderato persistente
  • sintomi quotidiani
  • inalazione quotidiana di broncodilatatori
  • le riacutizzazioni incidono sulle attività del paziente
  • risvegli notturni >1volte/settimana
PEF >60% ma <80% del teorico con una variabilità del 30%
Asma grave persistente
  • sintomatologia persistente
  • limitata attività fisica
  • riacutizzazione frequente
  • risvegli notturni frequenti
PEF <60% del teorico con una variabilità >30%

Un tempo si pensava che l'asma fosse una malattia in cui la funzionalità polmonare era normale nell'intervallo fra gli attacchi. Per questo motivo il trattamento si sospendeva o si riduceva al minimo nei periodi liberi dalla sintomatologia acuta. Oggi sappiamo che l'infiammazione costante e insidiosa delle vie aeree è la caratteristica fondamentale dell'asma.

La terapia farmacologica dell'asma prevede una terapia di mantenimento a lungo termine ed una terapia di sollievo sintomatico rapido in caso di attacchi acuti.
Nel caso di una terapia a lungo termine i farmaci di prima scelta sono i cortisonici: beclometasone (Becotide, Clenil, Turbinal), fluticasone (Flixotide, Fluspiral), budesonide (Aircot, Miflonide, Pulmaxaan). Questi farmaci riducono la gravità dei sintomi, migliorano le misurazioni del picco di flusso e di altri parametri della funzionalità polmonare, prevengono le riacutizzazioni. In primo approccio si preferisce utilizzare cortisonici per via inalatoria per la minor incidenza di effetti collaterali generali rispetto alla somministrazione orale. Nonostante ciò anche per la terapia aerosolica va stabilito attentamente il dosaggio, specie nei bambini, perché l'uso prolungato della terapia a dosaggi non corretti potrebbe causare effetti collaterali: dolore addominale, perdita di peso, stanchezza, mal di testa, nausea, riduzione del livello di coscienza o più gravemente potrebbero comparire gravi ritardi di crescita, ipoglicemia e convulsioni. Nei casi di asma persistente, che non risponde ai cortisonici per aerosol, si ricorre ai preparati orali.

Farmaci come salmeterolo (Arial, Salmetedur, Serevent) e salbutamolo (Broncovaleas, Ventolin) contrastano la broncocostrizione favorendo il rilassamento della muscolatura bronchiale. Questi farmaci, in genere, si aggiungono alle terapie con cortisonici soprattutto per controllare i sintomi asmatici notturni. Nei pazienti affetti da asma grave od instabile, i broncodilatatori non devono essere l'unico o il principale trattamento terapeutico. Tali pazienti infatti richiedono un'assistenza medica regolare in quanto l'asma grave può essere causa di morte. I
pazienti con asma grave presentano una sintomatologia costante e frequenti esacerbazioni; la loro funzionalità polmonare è ridotta; presentano valori di PEF inferiori al 60% del normale con variabilità anche superiori al 30%. Normalmente tali valori non si normalizzano completamente con l'assunzione di un broncodilatatore. Tali pazienti richiedono quindi una terapia con cortisonici per via  inalatoria ad alte dosi oppure orale.
Una volta che sia stata instaurata una idonea terapia cortisonica di base, i broncodilatatori possono offrire vantaggi addizionali al controllo della sintomatologia. Un improvviso aggravamento di questa può richiedere un aumento del dosaggio degli cortisonici che devono
essere somministrati con urgenza sotto il controllo del medico.
Sono stati segnalati effetti indesiderati quali: tremore, cefalee, sensazioni soggettive di palpitazione, ma questi tendono ad essere transitori ed a ridursi proseguendo la terapia. In alcuni pazienti può presentarsi tachicardia.

Le metilxantine come teofillina (Aminomal, Diffumal, Frivent, Respicur), doxofillina (Ansimar) sono farmaci utilizzati soprattutto per controllare i sintomi notturni e per alleviare la sintomatologia asmatica. Questo gruppo di farmaci deve essere utilizzato con cautela e solo dopo prescrizione medica specie in pazienti con particolari condizioni patologiche come alterazioni cardiache, disturbi della tiroide, ipertensione, convulsioni, disturbi della funzionalità gastrica o epatica. Disturbi come irrequietezza, insonnia, tremori, cefalee, tachicardie, disturbi gastrici, nausea e vomito possono comparire in pazienti ipersensibili o in caso di sovradosaggio. Monitorare attentamente la concentrazione ematica della teofillina, valori elevati potrebbero generare effetti collaterali anche altamente tossici.

 

Data di pubblicazione: 13/05/2003


Bibliografia:

  • Manuale pratico del farmacista 2002-2003

  • REFI

  • Professione Farmacia Aprile 2002 "Identificare e trattare i pazienti asmatici e allergici" Bracco

  • Da Punto Effe Aprile/03 "Non solo starnuti di stagione"

Link di approfondimento
  FARMACOVIGILANZA

>Montelukast
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>Cortisonici inalatori
>Muscoli e asma
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