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ma che dicono i giornali? Se la depressione c'è l'antidepressivo agisce...
Facciamo il punto della situazione:
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nel 2006 i farmaci per il sistema nervoso centrale erano
risultati al 4° posto per spesa e quantità
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le prescrizioni sono aumentate dell'8.3% rispetto al 2005
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a farne maggiormente uso sono le donne oltre i 35 anni
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secondo uno studio epidemiologico, la depressione
maggiore in Italia è del 3% l'anno e del 10% nel corso della vita: il valore più
basso, insieme alla Germania, rispetto a Francia, Belgio, Paesi Bassi e Spagna.
La depressione è una sindrome caratterizzata da un insieme di
sintomi psichici e fisici persistenti nel tempo, consistenti principalmente in
una diminuzione da lieve a grave del tono dell'umore, talvolta associata a
ideazioni di tipo suicida o autolesionista. A questa sintomatologia principale
possono accompagnarsi deficit di attenzione e di concentrazione, insonnia,
disturbi alimentari, estrema e immotivata prostrazione fisica. I criteri per la
diagnosi di depressione sono codificati secondo le categorie nosografiche
internazionalmente riconosciute e, in generale, sono costituiti dalla
presenza di umore depresso, anedonia (mancanza di piacere per le attività che
comunemente davano piacere al paziente), perdita dell'energia vitale, della
motivazione e apatia, irrequietezza o al contrario inibizione, alterazioni
sessuali, alterazioni dell'appetito e del sonno (insonnia o al contrario eccesso
di sonno), idee di morte, disturbi cognitivi, chiusura in se stesso,
irritabilità, pessimismo, sensi di colpa e perdita di stima in se stessi.
Ovviamente i quadri clinici hanno una estrema variabilità individuale ed una
percezione soggettiva della sofferenza che fanno si che ogni paziente depresso
sia diverso dagli altri e soprattutto che spetta al medico il compito difficile
della diagnosi! Ecco in sintesi cosa offre il mondo farmaceutico contro la
depressione: gli antidepressivi triciclici, di prima generazione agiscono
riequilibrando sia il sistema serotoninergico sia quello noradrenergico dei
neurotrasmettitori. Oggi usati come i farmaci di seconda scelta per la
depressione grave perchè hanno effetti collaterali abbastanza gravi: sedazione
marcata, ipotensione, sonnolenza, ritenzione urinaria, aritmie, disturbi visivi.
Vi sono poi gli antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della
serotonina (SSRI). Il primo è stato la fluoxetina (Prozac), venduto in USA nel
1988. Altre molecole della stessa classe sono sertralina, citalopram,
escitalopram, paroxetina, fluvoxamina. Il loro ruolo si è imposto sugli
antidepressivi triciclici grazie ai minori effetti collaterali, di cui però non
sono esenti: perdita di appetito, nausea e insonnia.
Recentemente, però, ecco qualche novità per questi farmaci... addirittura
qualche "titolone" pubblicato su importanti riviste italiane
e straniere che riportavano uno degli ultimi studi sugli scarsi benefici
degli antidepressivi. Il razionale dello studio su cui si basavano i vari
articoli è che una raccolta di più studi clinici presentati all'FDA, sia
pubblicati che non pubblicati, ha mostrato un effetto minore degli
antidepressivi che ricadrebbe al di sotto della soglia di efficacia clinica. In
più, il miglioramento medio potrebbe nascondere una differenza nella risposta
agli antidepressvi tra sottogruppi di pazienti. In particolare, è
possibile che gli antidepressivi siano efficaci nei soggetti con depressione
grave ma non in quelli con depressione moderata. In dettaglio sono stati
richiesti all'FDA tutti i trial clinici dei 6 antidepressivi maggiormente
prescritti (fluoxetina, venlafaxina, nefazodone, paroxetina, sertralina e
citalopram). Gli studi selezionati erano della durata media di 6 settimane ed
includevano 5133 pazienti (3292 randomizzati al farmaco e 1841 a placebo); al
termine degli studi si è concluso che il farmaco mostrava un effetto maggiore in
caso di elevata severità della patologia, minore in caso di quadro clinico meno
severo.
Dunque la differenza tra pillola e placebo vale soprattutto nei casi di
depressione grave. Più il malessere psicologico è lieve, minore, fino a
scomparire, è la differenza tra prendere un farmaco vero e convincersi di averlo
preso. Tutto ciò ovviamente si contrappone all'aumento del consumo di
antidepressivi.
La depressione si sa è una malattia complessa, difficile da trattare, a volte
cronica... a questo punto appare chiaro l'importanza di una corretta diagnosi.
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali fissa i criteri
per la depressione maggiore, la forma più grave. Ricordiamo che gli
antidepressivi, in genere non hanno effetto
sulla demoralizzazione, e ne hanno uno modesto sulla depressione lieve.
Il problema, come indica la Società mondiale di psichiatria, è che questi
criteri non distinguono fra semplice tristezza dovuta a circostanze difficile
della vita (un insuccesso scolastico o di lavoro, una rottura negli affetti, una
malattia seria, una malattia seria, un lutto, difficoltà economiche...) e la
depressione vera e propria. Forse è proprio questa confusione che ha portato
all'esplosione all'aumento esponenziale del consumo di antidepressivi.
Dobbiamo precisare che i farmaci antidepressivi agiscono sul sistema nervoso
centrale modificando specifici meccanismi d'azione biochimici e interagendo con
particolari trasmettitori cerebrali. La scelta del farmaco deve basarsi sulle
necessità individuali del paziente tenendo conto delle malattie concomitanti,
delle terapie già in atto, dell'eventuale rischio di suicidio e della risposta e
trattamenti antidepressivi precedenti.
E' dunque importantissima una diagnosi precisa e a tal proposito ecco un'utile
strumento per la valutazione della depressione. Si tratta della
Hamilton Depression Rating Scale - HDRS o HAM-D, che è senza dubbio la
più conosciuta e la più usata "scala di valutazione" nel mondo, al punto
da essere considerata come un parametro di riferimento per qualsiasi studio
sulla depressione. In realtà questo strumento
non è un questionario, bensì una intervista che ha come obiettivo quello di
valutare la gravità della depressione. La scala è composta da 17 punti, più
quattro che non sono considerati nel calcolo del punteggio. Otto punti fanno
riferimento a lamentele somatiche, cinque a sintomi comportamentali, due a
sintomi cognitivi, uno all’ansia e uno all’umore. I pazienti nel rispondere alle
domande devono fare riferimento a come si sono sentiti nell’ultima settimana, e
hanno la possibilità di scegliere tra cinque alternative di risposta di gravità
crescente. Il punteggio complessivo del test è un indice di stato, e per questa
sua caratteristica risulta essere particolarmente utile nel monitoraggio degli
effetti del trattamento farmacologico e della psicoterapia.
Data di pubblicazione: 21/03/2008
Bibliografia:
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C. Lanni, S. Stanga, A. Lucchelli, S. Govoni "Depressione:
le nuove ipotesi sulle basi biologiche e il razionale di impiego e sviluppo dei
farmaci antidepressivi" Tema Farmacia Febbraio 2008
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Panorama 20/03/2008 "Antidepressivi- Fine di un Mito"
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SIF - G. Trifirò "Benefici degli antidepressivi in relazione
alla gravità del quadro clinico: dati da una metanalisi di trial clinici"
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