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è bene ridurre il consumo di sale?
Un
recentissimo articolo comparso su “The Medical Letter” ripropone l’opportunità
di ridurre il consumo di sale nella nostra alimentazione quotidiana.
Le linee guida americane, nell’ultimo aggiornamento del 2010, raccomandano di
non superare un apporto giornaliero di sodio di 2300 mg (cioè circa un
cucchiaino da caffè di sale da cucina) nella popolazione generale e di 1500 mg
negli afroamericani (più soggetti all’ipertensione delle altre etnie presenti
negli USA) e nei soggetti ipertesi, diabetici o nefropatici, a fronte di un
consumo medio accertato oggi negli Stati Uniti di 3400 mg/die.
Ciò partendo dall’assunto che la diminuzione del contenuto in sale degli
alimenti riduca la pressione arteriosa e che, come ampiamente dimostrato
scientificamente, una riduzione della pressione arteriosa diminuisca il
rischio di infarto del miocardio e di ictus.
In effetti, in uno studio controllato (pubblicato su “New England Journal of
Medicine”) condotto su 412 pazienti, una dieta povera di sale (1500 mg/die di
sodio) protratta per 30 giorni ha ridotto la pressione arteriosa sistolica
(cioè il valore più alto) media di 7,1 mmHg nei pazienti non ipertesi e di
11,5 mmHg in quelli ipertesi. Dallo studio erano, ovviamente, esclusi i
pazienti in trattamento con farmaci antipertensivi, altrimenti la loro azione
avrebbe mascherato l’effetto della dieta.
Anche una revisione su 167 studi diversi, tutti piccoli e di breve durata ma
significativi nel loro insieme, è giunta a conclusioni simili: una dieta a
basso apporto di sodio ha indotto una riduzione della pressione arteriosa
sistolica media di circa 4 mmHg nei pazienti non ipertesi e di 6-10 mmHg in
quelli ipertesi.
Sembra, quindi, confermata la prima parte dell’assunto, e cioè che una dieta
povera di sale porti ad una riduzione della pressione arteriosa.
Non è, però, possibile dimostrare in modo diretto che una riduzione del
consumo di sale diminuisca il rischio di infarto del miocardio e di ictus; e
questo non solo perché non sono disponibili studi clinici randomizzati di
ampie proporzioni che lo possano confermare, ma anche perché le stesse
meta-analisi, condotte su studi clinici controllati e randomizzati sulla
restrizione dietetica di sodio che prevedessero come endpoint l’insorgenza
delle malattie cardiovascolari, hanno raggiunto conclusioni diverse.
Infatti una prima meta-analisi, pubblicata su “American Journal of
Hypertension”, basata su sette studi clinici, non ha rilevato forti evidenze
di benefici clinici derivanti dalla riduzione dell’apporto di sodio.
Viceversa, una seconda meta-analisi, pubblicata su “Lancet”, che includeva sei
degli stessi studi clinici della precedente, ha rilevato, mediante uno studio
più approfondito dei diversi sottogruppi di pazienti, che la riduzione
dell’apporto di sale determinava una diminuzione statisticamente significativa
degli eventi cardiovascolari (di circa il 20%) mentre non mutava in modo
significativo la mortalità complessiva.
La variabilità dei dati emersi dalla letteratura è probabilmente legata al
fatto che un rene normale è in grado di adattarsi a considerevoli aumenti
della concentrazione di sodio nel sangue, aumentandone l’escrezione, per cui
non ne deriva una modificazione della pressione arteriosa.
La conseguenza di ciò è che la risposta pressoria alla riduzione del consumo
di sale è estremamente variabile da individuo a individuo: in alcuni non ha
alcun effetto mentre in altri può comportare una riduzione, anche vistosa,
della pressione arteriosa.
In conclusione, possiamo affermare che una diminuzione del consumo di sodio
può ridurre, nella maggior parte dei casi, la pressione arteriosa, sia nei
pazienti normotesi sia in quelli ipertesi. Non esiste una dimostrazione
diretta che ciò determini una riduzione della mortalità cardiovascolare, ma,
nella logica della promozione di uno stile di vita sano e salutare, è
opportuna l’indicazione ad una dieta povera di sale.
Data di pubblicazione: 23/05/2012
Bibliografia:
• “Riduzione del consumo di sale”; The Medical Letter, aprile 2012; 8: 33-34
• Saks FM et al.: “Effects on blood pressure of reduced dietary sodium and the
dietary approaches to stop hypertension”; N Engl J Med, 2001; 344:3
• Taylor RS et al.: “Reduced dietary salt for the prevention of cardiovascular
disease: a meta-analysis of randomized controlled trials”; Am J Hypertens,
2011; 24:843
• He FJ and Mac Gregor GA: “ Salt reduction lowers cardiovascular risk:
meta-analysis of outcome trials”; Lancet, 2011; 378:380
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